Social crochet bag or how to reduce your stash

As I said I’m in a very strange let-me-stay-alone mood. The first consequence od this momentaneous disease is an allergy to knitting. A glance at my knitting projects and I shiver. That’s why I took my crochet hook….
Whit the amazing Fb group of Social Crochet I’m working on a folding bag. They suggest the Abruzzo’s pure wool for this project, but I can tell you that the yarn is far too good for a folding, everyday use bag. Not precious, mind you, because they sell this very fine yarn at a very good price, but a yarn you’ll love to use for more delicate and personal projects. A vest, a cardi… That is, if you are not in a no-knitting state of mind.
Let’s go to the point. For “my” bag I put together two fingering/sock yarns from my stash. One is an italian pure wool I’ve bought years ago in Gorizia when a yarn shop was closed down. Lovely yarn, super price, horrible muddy colour. Bound to stay hidden forever. The other is a very nice purple-orange sock yarn from Tausendshoen. Such a nice colour blend, but so impossible to knit socks with. The result was like flashes of colour climbing on your foot. I frogged the socks two time – never ever had, so the yarn was there making friends in my stash cove. Now they both have this second chance and I bet on the result.

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Ricapitoliamo. Sono piombata in una fase stranissima di rigetto alla maglia. Forse allergia, dai, per non risultare troppo categorica. Rimane il fatto che rabbrividisco se l’occhio si posa su uno dei miei tanti lavori incompiuti – non per il lavoro in se, proprio per la maglia. Che fare? Beh, io ho risolto prendendo in mano l’unicinetto.
Seguendo questo incredibile gruppo su FB Social Crochet mi sono lanciata con la borsa da ripiegare. Lavorata a punto strega andava fatta con la lana d’Abruzzo che, abbiate pazienza, √© troppo bella per essere usata per una borsa strapazzona. Io la userei solo per farmi delle robine carine da portare sulla pelle, certo, se non fossi affetta dalla sindrome di cui sopra. Comunque ho preferito dare una seconda opportunit√° a due filati che stavano dormendo il sonno del giusto nello sprofondo dei miei avanzi. Si tratta di una pura lana vergine color schifo, diciamo vagamente somigliante alla palude dove Shrek e signora orca facevano il bagno e le puzzette. Comprata ad un sup prezzo a Gorizia in un negozio che poi ha chiuso. Ancora mi sto a chieder perche’. Boh. L’altra era in una vita precedente una bellissima lana per calzini, tinta da Tausedschoen. Un tripudio di viola, arancio, giallo. Bellissima la matassa, orrendo il risultato una volta lavorato. Sembrava che delle saette di colore ti si girassero impazzite intorno alla gamba. Per la prima e unica volta nella mia vita ho rifatto le calze due volte. Niente da fare. Ora ho tirato le due disgrazie fuori dal dimenticatoio e insieme diventeranno una bella, bellissima borsina. Leggere bene la morale di questa storia: due storti pol far un drito.